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giovedì, 01 maggio 2008
senza titolo
C'è qualcosa di stupefacente ed incredibile nella distruzione, nell' annientazione, nella disintegrazione e cancellazione totale delle emozioni che ci fanno paura. Un sapore di violenza distruttrice che allontana tutte le scale una volta caduti violentemente per il terrore dell' altezza e dell' instabilità della scala e perciò -non per la scala stessa- caduti ; e che ci fa rimanere disperati, pancia a terra, ancorati ed avvinghiati alla solidità del suolo con le unghie, allontanando tutti quelli che si avvicinano per rialzarci con grida spaventate e "via! via! lasciami qua!".
C'è qualcosa di stupefacente, dicevo, in quel distruggere tutto attorno in modo che rimanga il silenzio, in modo che rimanga solo l' aria per respirare, mentre si raccoglie il coraggio e la forza per alzarsi, perlomeno, in piedi.
C'è che dopo qualche giorno, incredibilmente, in quel suolo raso e duro e coriaceo e brullo, pervicacemente, inesorabilmente, la vita decide di far nascere un piccolo fiore con una piccola goccia d' acqua.
Un piccolo fiore rassicurante, non grande, che possiamo tenere in mano senza paure, e sorridere come dinanzi ad una piccola margherita.
Una piccola goccia d' acqua che ha il potere di sciogliere la terra e farci intravvedere, nuovamente, quanto sia pericoloso e instabile il terreno e che ci fa dire "va bè, dai, un gradino è così bello, ma restiamo qui, non saliamo in alto, per favore..".
La paura d' amare, di perdere il controllo e precipitare al suolo, senza difese, è quella scala di cui non si ha più bisogno, quando si comincia a volare..
Vorrà dire che metteremo solo una piccola goccia d' acqua al giorno..
Un piccolo fiore a voi..
sabato, 12 aprile 2008
Ho occhi grandi e mani da bambino.
Ho mani per scrivere, e parole per dire. Ho la capacità dell' analisi, e della logica. Ho il buon senso dei bambini e l' intelligenza degli adulti, spesso simile alla stupidità degli stolti. Ho sorrisi e gesti gentili. Ho impeti di rabbia, pure. Ho l' elaborazione del lutto, e l' incapacità di capire la fine delle cose che come per tutti i bambini non ha significato alcuno. Ho anni di studi, e la filosofia è importante ad imparare la prospettiva dell' altro. Ho studi scientifici, pure, perchè la ricerca è sempre figlia della curiosità. Ho lavori che non c'entran nulla, come spesso accade.
Ho un computer accesso di sabato mattina per cercare di capire come mai tutte queste cose non esistano e scompaiano difronte all' amore, che le sovverte e mescola tutte senza logica nè possibilità di controllo.
Incredibilmente un soffio d' amore può far svanire anni di conversazioni con sè stessi in un posacenere di rassegnata inutilità.
(immagine di kimmino87)
venerdì, 11 aprile 2008
il vicerè
Nelle viscere il vicerè vincere non potrà. Non voglio legare al nesso del costrutto logico delle parole quello che dirà. Resterà sospeso, come un gioco di prestigio, come un' alchimia, come un segreto, quello che proverà. Nessuno capirà, nessuno lo saprà, se non il vicerè che vincere non potrà. Appuntato in forma di filastrocca, di rima un po' farlocca, il dramma che non dirà. Eccolo qua, nelle viscere, il vicerè che vincere non potrà.
lunedì, 25 febbraio 2008
mi ritorni in mente
io comunque credo che la sera ci sia un' atmosfera diversa, come di mirto e seta. E se spesso ci confondiamo nei ricordi; se tutto in quello spazio ovattato e possibile, alla luce fioca di una lampadina, ci sembra magico e forse davvero esistito; bè, in fondo, ma proprio in fondo, oltre l' illusione del nostro cuore e la fantasia dei giorni teneri, ci dev' essere che Paolo Conte suona un gran bel jazz.
sabato, 19 gennaio 2008
gira, sole !

Come petali di girasole
il tempo passa e mangia le ore
colorandole d' allegria..
d' allegria..
d' allegria..
magica follia..
dolcemente.
Semplicità.
(respiro, sospiro).
avrò ancora un libro da leggerti, emozioni da raccontarti, e libertà..
Leggero.
Volo, leggero.
Parole in libertà...
Raccoglile, se vuoi..
E vola anche tu, leggera..
sabato, 12 gennaio 2008
Appunti sull' aborto.
(seguito agli appunti del 6-12-2005)
Lascio qui i commenti nati da riflessioni e spunti fatti su OCE e Ciccsoft.
su OCE :
"Al solito, trovo interessante ogni qualvolta si ripropone questo dibattito. Io farei, di volta in volta, il copiaincolla dei dibattiti di anni fa, sempre qui su OCE : nessuno si è mosso di una virgola dalle sue posizioni. Io, per la verità, invece devo a quei dibattiti una profonda riflessione sull' argomento dopo il quale non riesco più a considerare l' aborto come "pratica abortiva" e basta, nel senso di necessità pragmatica di poter decidere della vita in modo del tutto egocentrica ed egoistica senza curarsi di nulla, ma qualcosa di più complesso che, posta la mia convinzione della necessità pratica della legge sull' aborto, fatica a trovare non dico spiegazione ma soluzione a un problema di coscienza molto più alto : cos'è la vita, e cosa posso decidere io.
Faccio un copia incolla del commento lasciato da Rachele su Ciccsoft, che avevo letto nei giorni scorsi, per non ripetermi - e a cui segnalo le vostre vivaci menti come interessanti spunti -e sputi- di dibattito-.
Io vi amo e buonannifico tutti,
però il radunoce si poteva anche farlo, eh ! ;-)
"Ciao Rachele, un interessante dibattito è anche qui , soprattutto nello svolgimento dei commenti. Anche se penso che sia un dibattito senza fine, proprio perchè mette in contrasto le diverse concezioni di vita. Mi trovo d' accordo sulle necessità pratiche dell' aborto, un po' meno sulla parola "diritto", che sembra essere in contrapposizione all' atto di comunque spegnere una vita -potenziale o attuale, ancora, son problemi di coscienza- . Il fatto di costringere una donna a partorire e tenere un figlio contro la sua volontà è una violenza psicologica abnorme. Ma -esclusi stupri o altro - ciò che accade è figlio di un atto che, se fatto consapevolmente, ha o dovrebbe comunque portare delle responsabilità. Se vado a caccia, e ammazzo qualcuno per sbaglio, è un incidente, va bene, ma non per questo non è omicidio. Che poi dinanzi a rovinare due vite se non più (della madre e del figlio)si decida per necessità pratiche all' aborto, è un dato di fatto o una necessità, ma posto come diritto, nel senso di diritto di libertà, suona comunque un po' in contrasto col concetto di spegnere una vita. Perlomeno questo è il mio personale problema di coscienza, posto che condivido la necessità pratica della legge sull' aborto. Ma chiedersi se vi sia un diritto a spegnere qualcosa, ecco, questo per me è un problema irrisolto. "
martedì, 01 gennaio 2008
un proposito per il 2008
Vietare per sempre come il male peggiore i video di Studio Aperto con i sottofondi musicali strappalacrime di violino e i testi struggentemente retorici e grondanti dolore e luoghi comuni della nostra telegiornalista "preferita" -sempre la stessa-.
Inoltre far morire di infarto sul colpo qualunque cronista chieda al sofferente di turno "Signora, cosa prova in questo momento ?".
Sarebbe un mondo un poco migliore.
lunedì, 31 dicembre 2007
..e io ti chiamerò trottolino amoroso e duddù dadda-da..
C'è da chiedersi perchè, quando si è felici, escano all' improvviso dalla bocca spontaneamente canzoni di cui normalmente -e giustamente- ci si vergognerebbe come cani.
Manca solo Tiziano Ferro e poi chiedo aiuto ad uno psicologo. Uno bravo.
Tranquillo, Trenta, tengo la situazione sotto controllo.
Forse.
Cristo, che vergogna.
mercoledì, 26 dicembre 2007
Teoria di falsificazione del paradosso del gatto imburrato. (da una replica a un post su MN)
 "Trovo non corretto il paradosso. Infatti, se il gatto fosse messo a distanza finita dal pavimento, potrebbe atterrare a terra senza inficiare la realtà dell' assioma sulla fetta di burro. Infatti questa rimarrebbe solidale alla schiena del gatto, senza alterare la sua possibilità che il gatto, se scivola, ovviamente darà vita al moto perpetuo, perchè la fetta vorrà spiaccicarsi a terra e il gatto cadere sulle zampe. Ma se posato delicatamente sulle zampe,perciò non cade, questo non succederebbe. La fetta, infatti, non rischia di cadere, non rischia perciò nemmeno il contatto a terra, quindi non tende a ruotare per sporcarsi e sporcare a terra. Appellandomi poi alla legge di Murphy -se qualcosa di peggio può accadere, accadrà- direi però che se il gatto cade, cadrà sulla schiena, sporcherà la fetta di burro e il pavimento di burro, si rimetterà in piedi, scivolerà sul burro, batterà la testa e morirà. A questo punto interverrà il principio di Schrodinger, per cui il gatto sarà sia vivo che morto. Lo stato di indeterminazione deriva dal fatto che il gatto è in continua rotazione per cui in realtà continua a cadere senza precipitare in alcuno statoe quindi senza decidersi a morire. Per nove volte. Poi muore."
paure
Non osservarmi fisso negli occhi mentre mi muovo, scrutando ogni movimento come ti dovessi far male. Mi toglie il fiato, mi blocca, questo terrore negli occhi..
Aspettami tranquilla nel letto, io arrivo, piano piano, poco alla volta, ad accarezzarti i capelli e dirti che questa favola non è morta..
Se solo ti accorgessi che è soltanto la tua paura che più volte l' ha uccisa, lasciandomi con le ossa rotte..
E come un cane a mordersi la coda, la tua paura trae forza da ciò che crea attorno a sè, giustificata solo da se stessa.
E' solo che è sempre più difficile, poi, abbandonarsi al volo assieme a te.
Scrivo male, volo male, e tornerò a camminare.
Ho le ali rotte.
"e non avrò paura se non sarò bella come dici tu,
ma voleremo in cielo in carne ed ossa,
non torneremo più."
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